Il vino di Pasqua a Milano: cosa bere e dove

Il vino di Pasqua a Milano: cosa bere e dove

Parliamo di una cosa di cui si parla sempre troppo poco quando si organizza il pranzo di Pasqua: il vino. Non nel senso di bere tanto, nel senso di bere bene. Perché un pranzo di Pasqua con il vino giusto è tutta un’altra esperienza rispetto allo stesso pranzo con una bottiglia scelta a caso.

Milano e la sua regione hanno un rapporto speciale con il vino: l’Oltrepò Pavese a sud, la Franciacorta a est, la Valtellina a nord: tre denominazioni diverse, tre caratteri distinti, tutte a meno di due ore dalla città. E i migliori ristoranti milanesi lo sanno, costruendo carte dei vini che valorizzano il territorio senza dimenticare le grandi etichette nazionali e internazionali.

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Gli abbinamenti classici del pranzo di Pasqua

La cucina di Pasqua è ricca, saporita, con piatti che hanno personalità forte. Questo significa che i vini devono essere all’altezza  non necessariamente potenti, ma caratterizzati, capaci di dialogare con il cibo senza sparire.

Con gli antipasti — taglieri di salumi e formaggi, torta pasqualina, paté funzionano bene le bollicine. Un Franciacorta brut è perfetto: la sua acidità e la sua freschezza sgrassano il palato e preparano alla portata successiva. In alternativa, un bianco fermo strutturato come un Lugana o un Soave Classico.

Con il risotto — soprattutto se agli asparagi o con formaggi freschi l’abbinamento ideale è un bianco aromatico ma non dolce: un Pinot Grigio delle Venezie, un Vermentino, o per chi vuole osare un bianco di Valtellina come il Sassella in versione giovane.

Con gli agnolotti e i primi ripieni al burro e salvia o al jus di carne, si entra nel territorio dei rossi. Un Barbera d’Asti giovane e vivace, con la sua acidità naturale e i suoi frutti rossi, è uno degli abbinamenti più riusciti della cucina lombarda-piemontese. In alternativa, un Valpolicella Classico o un Rosso di Valtellina.

Con l’agnello — il protagonista assoluto del secondo di Pasqua serve un rosso con più struttura. Un Nebbiolo, un Chianti Classico, un Montepulciano d’Abruzzo: vini con tannini presenti ma equilibrati, che tengono testa alla sapidità della carne senza coprirla.

Con il dolce — colomba, pastiera, dolci al cucchiaio il Moscato d’Asti è quasi obbligatorio: dolce ma non stucchevole, frizzante, con quella leggerezza che permette di concludere il pranzo senza appesantirsi ulteriormente. In alternativa, un Passito di Pantelleria o un Vin Santo toscano per chi ama i vini da meditazione.

Come riconoscere un ristorante con una buona carta dei vini

Non serve essere sommelier per capire se un locale prende sul serio il vino. Ci sono alcuni segnali facilmente riconoscibili.

La carta dei vini è aggiornata e propone etichette di produttori reali, non solo grandi brand commerciali. Il personale sa consigliare un abbinamento quando gli viene chiesto non deve essere un esperto, ma deve conoscere quello che serve. I vini al calice sono proposti come alternativa alla bottiglia, utile per chi vuole assaggiare più cose nel corso del pranzo. E i prezzi sono ragionevoli: un ricarico eccessivo sul vino è spesso il segnale di un locale che lo tratta come pura fonte di margine, non come parte integrante dell’esperienza.

Il vino naturale e i produttori artigianali: una tendenza che cresce

A Milano negli ultimi anni è esploso l’interesse per i vini naturali, biodinamici e artigianali. Non è solo una moda è il riflesso di una sensibilità crescente verso la qualità vera, quella che si fa in vigna prima ancora che in cantina.

Diversi ristoranti milanesi hanno costruito la loro carta dei vini interamente o prevalentemente su produttori artigianali: piccole cantine, vini non filtrati, etichette che non trovi in nessuna grande distribuzione. Per un pranzo di Pasqua, questa può essere un’esperienza interessante  soprattutto se abbinata a una cucina che lavora allo stesso modo con gli ingredienti.

Scegli il locale giusto e prenota gratis

Un buon pranzo di Pasqua è la somma di tante cose: il cibo, l’atmosfera, la compagnia, il servizio. E il vino, quando è quello giusto nel posto giusto, tiene insieme tutto il resto in modo quasi magico.

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